Banche a rischio fallimento: un po' di chiarezza e di corretta informazione  -

Piccole banche falliscono, parafrasando il celebre romanzo della Alcott. Però: quanta disinformazione su questo argomento! Proviamo a fare un po' di chiarezza.

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La notizia riporta il rischio di fallimento di alcune banche locali nel centro Italia. Ed anche il coinvolgimento di azionisti e dei possessori di alcuni tipi di obbligazioni (emesse dalle stesse banche) nel ripianamento dei bilanci aziendali, al fine di evitare il dissesto.

Diciamo: sugli azionisti nulla da eccepire! Ma gli obbligazionisti?

Beh, ci sono importanti novità da conoscere.

Viene chiamato "bail-in" il salvataggio "dall'interno", cioè a carico dei propri clienti, delle banche in difficoltà. E, benché la normativa che disciplina questa materia sarà vigente a partire dal prossimo 1. gennaio, già da quest'anno è possibile imporre ai titolari di obbligazioni subordinate (o almeno di alcune tipologie di queste) la conversione in azioni dei loro titoli: è così che, con loro grande sorpresa, sottoscrittori di obbligazioni si sono ritrovati, loro malgrado, azionisti: cioè, in qualche modo, "proprietari" della banca. Come dire: l'aver sottoscritto quei titoli li pone, oggi, nella condizione di dover ripianare (nella misura della somma investita) i debiti creati dalle cattive gestioni finanziarie precedenti.

Siamo, quindi, al nocciolo della faccenda: cosa sono le obbligazioni subordinate? I sottoscrittori erano stati debitamente informati su cosa significasse, praticamente, possedere nel proprio portafoglio un'obbligazione subordinata?

Si aggiunga una considerazione essenziale: i clienti erano stati invitati a DIVERSIFICARE i propri risparmi?

Perché, signori cari, il punto è sempre lo stesso: se io presto TUTTI i miei risparmi a un unico debitore mi espongo al MASSIMO DEI RISCHI POSSIBILI: il suo fallimento (d'accordo improbabile, eppure - evidentemente - possibile) corrisponderà alla PERDITA DI TUTTO IL MIO CAPITALE!

Ma torniamo alle obbligazioni subordinate. Va da sé che è dovere dell'operatore informare il sottoscrittore della particolare natura del titolo proposto. Su che cosa l'operatore finanziario corretto avrebbe dovuto informare il cliente? Innanzitutto che i sottoscrittori di obbligazioni subordinate vengono considerati (contrattualmente!) creditori "di serie B": nel senso che, in caso di fallimento di chi emette l'obbligazione (in questo caso la banca), questi creditori verranno rimborsati solo dopo e solo se saranno stati prima rimborsati i sottoscrittori di obbligazioni "senior" (non subordinate, cioè). Ecco perché le obbligazioni subordinate hanno rendimenti superiori, perché portano "in grembo" un rischio molto più elevato rispetto alle obbligazioni "normali": viene quindi riconosciuto al creditore un "premio" per essersi accollato un rischio più elevato di non vedere rimborsato il proprio investimento!

Va anche detto che esistono vari tipi di obbligazioni subordinate: per alcune, l'emittente si riserva, in particolari casi (contrattualmente previsti) di non pagare le cedole - gli interessi, cioè -. Per altre, invece (le più rischiose!), è previsto che possano essere "tramutate" in azioni, con tutto ciò che da questo deriva: è il caso di cronaca da cui prendono spunto queste riflessioni.

Non intendo dilungarmi sui tecnicismi del "bail-in" e del (vecchio) "bail-out", chi vuole approfondire può contattarmi nella modalità che preferisce. Mi limito a due semplici, essenziali raccomandazioni:

  1. evitare di concentrare tutti i propri risparmi, o una larga parte, su un solo titolo, fosse anche il più prudente del mondo;
  2. pretendere il massimo dell'informazione dagli operatori finanziari e dai collocatori di strumenti finanziari, circa le caratteristiche dell'investimento. E chiedere in che misura i possibili scenari futuri possano interferire con il loro valore o (peggio) con il raggiungimento dello stesso buon fine dell'investimento.

Alla prossima

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